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Convegno "L'impatto del D. Lgs 139/2015 nella rappresentazione dei derivati in bilancio". 08 Jun, 2017
Domani, 9 giugno 2017 ore 9.00, saremo ospiti dell'ODCEC di Prato presso la Sala Teatro del Palazzo delle Professioni (Via Pugliesi,26 Prato) per parlare dell'impatto del D. Lgs 139/2015 nella rappresentazione dei derivati in bilancio. Un'occasione di formazione sulle novità introdotte dalla normativa e sulle relative valutazioni tecniche.

Link all'evento

Derivati e Bilancio: i nuovi adempimenti contabili 12 Apr, 2017
Il D. Lgs. n° 139/2015 noto anche come “Decreto Bilanci” ha impattato sui bilanci delle società non obbligate all’applicazione agli standard IAS/IFRS già dal gennaio 2016. Tuttavia soltanto con la redazione del bilancio definitivo relativo allo scorso esercizio si sono palesate le reali incombenze per aziende e professionisti: la maggiore trasparenza tecnico contabile imposta a riguardo dei contratti derivati, sia direttamente sottoscritti che incorporati in altri strumenti finanziari, comporta una serie di adempimenti totalmente nuovi e piuttosto complessi.
Preliminarmente alla redazione del bilancio le aziende dovranno dotarsi della seguente documentazione:
I. Individuazione dei singoli strumenti derivati in essere (stand alone o incorporati);
II. Stima indipendente del “fair value” (noto anche come mark to market) dei contratti; in pratica non si potrà più far riferimento alla valutazione di controparte (la banca) ma si dovrà ricorrere ad una valutazione effettuata da terzi.
III. Valutazione dell’impatto della componente di rischio di credito intrinseca al contratto (perché, ormai è noto, anche le banche hanno un rischio di credito…..);
IV. Individuazione degli elementi coperti e/o da coprire (attività e/opassività, siano essi certi o altamente probabili), che potenzialmente espongano la società al rischio di variazioni nel fair value o nei flussi finanziari futuri;
V. Verifica qualitativa o quantitativa della sussistenza, dall’inizio e nel tempo, della finalità di copertura dello strumento finanziario derivato.
In Nota Integrativa, come richiesto dall’articolo 2427 bis – primo comma, in merito agli strumenti derivati dovranno essere menzionate le seguenti informazioni:
1. il loro fair value;
2. qualora il prezzo non derivi da valori di mercato, gli assunti fondamentali su cui si basano i modelli e le tecniche di valutazione adottati;
3. natura ed entità, compresi i termini e le condizioni significative che possono influenzare l’importo, le scadenze e la certezza dei flussi finanziari futuri;
Le Aziende dovranno quindi effettuare tutte queste valutazioni al fine di dotarsi della documentazione necessaria per giustificare e attestare la natura di copertura delle operazioni derivate sottoscritte ed evitare che le stesse possano avere impatti parziali o totali a conto economico (qualora si trattasse di operazioni speculative) ed evitare i potenziali rischi connessi (riprese fiscali, segnalazioni di Organi di controllo etc).

Il nostro Studio, attivo nella analisi dei contratti derivati da oltre un decennio, è a disposizione di Professionisti ed Aziende per affiancarli nella complessa attività di stima e valutazione richiesta dall’introduzione del 139/2015.
Per informazioni o richieste di appuntamento potete contattarci al nr 0550935327 o inviare una mail a info@caviniconsulting.com


Lacrime e sangue, ma il piano industriale di MPS è poco credibile 26 Oct, 2016
Il piano industriale presentato ieri da MPS non ci lascia sorpresi. Lacrime e sangue (di dipendenti ed azionisti) erano attesi, purtroppo.
Quello che lascia qualche dubbio è la progressione reddituale ipotizzata per il triennio partendo da una pesante perdita realizzata nei primi nove mesi del 2016.
Veramente difficile credere al miliardo di utili previsti per il 2018.... Morelli dovrà veramente metterci del suo, soprattutto per convincere il mercato ad investire ulteriori 5 miliardi di euro.
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-10-25/mps-nuovo-piano-industriale-utili-11-mld-e-2600-esuberi--071640.shtml?uuid=ADcuXmiB&cmpid=nl_7+oggi_sole24ore_com

L'importanza della selezione nella scelta dei fondi a gestione attiva 25 Oct, 2016
Ormai è cosa ben nota agli addetti ai lavori: soltanto in pochi casi i fondi comuni di investimento riescono a realizzare stabilmente performance superiori al benchmark di riferimento. Sarebbe ora che questo concetto venisse acquisito anche dai risparmiatori investitori.
L’ennesima conferma arriva da una ricerca effettuata dallo S&P Indices Versus Active Funds (SPIVA) secondo la quale rispetto all’S&P Europe 350, la sottoperformance su base annua dei fondi azionari europei a gestione attiva denominati in euro ha registrato un forte aumento nell’ultimo anno e con il 57,4% la percentuale di tali fondi è quasi raddoppiata rispetto al 31,9% dell’anno solare 2015. E ancora, la sottoperformance del benchmark persiste con il 50% su base quinquennale e il 74,2% su base decennale. Sono dunque stati sei mesi deludenti per i fondi azionari europei a gestione attiva.
La sottoperformance del benchmark è salita al 72,6% su base triennale, al 79,9% su base quinquennale e all’87,4% su base decennale. Inoltre, la performance dei fondi azionari globali resta inferiore alle attese. Dall’inizio dell’anno al 30 giugno 2016 la sottoperformance è risultata considerevolmente superiore per i fondi azionari a gestione attiva globali, nei mercati emergenti e negli Usa, rispetto ai fondi azionari europei. E ancora, lo scorso anno l’87,9% dei fondi azionari globali a gestione attiva ha sottoperformato l’indice S&P Global 1200, nonostante le opportunità offerte dalla gestione attiva in presenza di mercati volatili. In dieci anni la sottoperformance ha riguardato il 98,3% dei fondi azionari globali a gestione attiva.
Continua l’esperto: “secondo i nostri calcoli, da inizio dell’anno al 30 giugno 2016 il 93,5% dei fondi azionari Usa a gestione attiva ha sottoperformato l’indice S&P 500, pari al 99,1% su base decennale. Infine, lo scorso anno il 64,4% dei fondi azionari dei mercati emergenti ha sottoperformato l’indice S&P/IFCI, salendo al 96,7% su base decennale”.
In estrema sintesi se spostiamo il perimetro di analisi al decennio, solo il 3% scarso dei fondi riesce a battere il proprio benchmark di riferimento. A conferma che nella maggior parte dei casi è conveniente investire in ETF: costa meno e rende di più.

ATLANTE 2 accende i motori. 18 Aug, 2016
Come riportato nel pezzo di Luca Davi de Il Sole 24 ore il fondo Atlante 2 è finalmente partito essendo stata raggiunta la dotazione minima di capitale pari a 1,715 mld di euro.
Lo scenario descritto non lascia spazio a grandi speranze: non sarà la dotazione finale di Atlante 2 (ipotizzata pari a 5 mld di euro) a risolvere i problemi dei NPL del Sistema bancario italiano.
A nostro parere soltanto l’intervento di fondi pubblici con una dotazione sufficientemente ampia consentirà da un lato la risoluzione definitiva della problematica dei NPL (e la contestuale scomparsa dell’attività speculativa sui titoli bancari italiani) e dall’altro la realizzazione di plusvalenze economiche per le casse dello Stato (plusvalenze che sino ad oggi sono rimaste in mano a privati …). Il tutto Frau Merkel permettendo…

(http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-08-18/per-atlante-2-obiettivo-tre-miliardi-contatti-fondi-pensione-esteri-080213.shtml?uuid=ADWJh36 )
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Variazioni sul tema: la legge 108/1996 e le sue molteplici interpretazioni 04 Aug, 2016
La legge sull'usura ha da poco compiuto 20 anni. Il suo testo è tra i più chiari e semplici che il nostro Legislatore abbia mai varato. In tutto sono 9 pagine, 18 articoli ed una materia molto delicata è stata compiutamente disciplinata. Ad ogni buon conto per tagliare la testa al toro e rasserenare le varie correnti di interpretazione giurisprudenziali che nel frattempo si erano scatenate, dopo 5 anni di discussioni (e cause in tribunale..) è uscita una legge di interpretazione autentica della 108/1996: il D.L. 394/2001. Tutto Risolto?...
Neanche a parlarne: tribunale che vai, interpretazione che trovi... senza la minima speranza di poter contare su una giurisprudenza di merito consolidata e maggioritaria. La sorpresa è sempre dietro l'angolo...

Unica eccezione la Corte di Cassazione che nel tempo ha più volte ribadito (II Sezione Penale, sentenze nr 262 del 19/02/2010, nr 12028 del 26/03/2010, nr 46669 del 19/12/2011) che tra gli oneri connessi all'erogazione del credito devono essere inserite anche le tristemente note (per tutti i clienti bancari) CMS.
Finalmente un punto fermo!?... beh, almeno per qualche anno, si. Almeno fino al giugno scorso quando la stessa Suprema Corte (I Sezione Civile sentenza nr. 12965 del 22/06/2016) smentendo se stessa, o meglio smentendo la II Sezione Penale, ha stabilito che le CMS non debbano essere ricomprese tra gli oneri connessi all’erogazione del credito e quindi non rilevino ai fini del superamento del tasso soglia.
A testimonianza della visione unitaria che caratterizza la Giustizia del nostro Paese, 8 giorni dopo il Tribunale di Treviso (sentenza nr 1755 del 30/06/2016) contraddicendo in toto quanto espresso la settimana precedente dalla Suprema Corte, stabilisce che “ai fini della valutazione dell'eventuale carattere usurario del tasso effettivo globale (TEG) di interesse praticato da un istituto di credito, deve tenersi conto anche della commissione di massimo scoperto praticata sulle operazioni di finanziamento per le quali l'utilizzo del credito avviene in modo variabile (per tutte, Cass. pen. n. 12028/2010)”.

Riassumendo: senza esprimere in questa sede alcun parere nel merito (anche se a nostro avviso la legge è molto chiara) ci limitiamo a constatare che a fronte di un’unica legge ci sono interpretazioni totalmente divergenti. Tutte corrette, nessuna errata. La conseguenza per il cittadino/cliente bancario è che lo stesso contratto che a Treviso configura il reato di usura, in altro Tribunale è perfettamente entro soglia e non configura alcun reato…. Non resta che incrociare le dita e … io, speriamo che me la cavo

MARKET TALK: banche Italiane, DB si focalizza su soluzione sistemica e qualcuno si focalizza sui derivati presenti nel suo bilancio 25 Jul, 2016

MILANO (MF-DJ 22/07/2016 18:12)--La lente degli esperti di Deutsche Bank finisce sul comparto bancario italiano in vista del risultato degli stress test della prossima settimana. "Non ci aspettiamo soluzioni sistemiche questa estate", dichiarano gli analisti, aggiungendo che questa soluzione potrebbe arrivare "nel quarto trimestre, dopo il referendum". DB teme comunque che "il Governo cerchera' di rinviare la soluzione sistemica per il sistema bancario a dopo il 2016". Se invece il problema del comparto fosse risolto "per fine anno, ci potrebbe essere un potenziale upside sulle nostre stime per il Pil italiano del 2017".
Sarebbe interessante conoscere le valutazioni che “gli esperti” di DB avanzerebbero a seguito dell’attenta analisi dei 75 trilioni di euro (avete capito bene, 75 mila miliardi di euro) di derivati presenti nel bilancio della principale banca tedesca. Oltre 30 volte l’intero pil della Germania.
Certo la posizione netta ammonta ad importi nettamente inferiori, ma all’interno di questo universo di prodotti oltre al fatto che ve ne sono molti che non hanno un prezzo di mercato e nessuno sarebbe comunque disposto a comprarli, si deve anche valutare il reale rischio di controparte (il soggetto giuridico che risponde del pagamento dei flussi periodici previsti dal singolo contratto). Le stime presenti sul mercato evidenziano come una diminuzione di valore del 4% nella quotazione del pacchetto derivati azzererebbe l’intero capitale della banca.
Vuoi mica vedere che alla fine ha ragione chi sostiene che il problema per il sistema bancario europeo non sono i 360 mld di sofferenze delle banche italiane? Voi che ne pensate?