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"Conti delle banche americane sopra le attese. Sarà mica un errore..." del 17/10/2009 11.37.12

Mercoledì  la trimestrale di JP Morgan (3,6 mld di $ di utile netto, pari all'800% in più dello scorso anno), il giorno dopo sono arrivati gli incredibili risultati di Goldman Sachs con un utile trimestrale di 3,03 mld di $ e la previsione di chiudere il 2009 con utili totali che sfioreranno gli 11 miliardi , non lontani da quelli record segnati nel 2007, prima della crisi finanziaria. I risultati di Citigroup, seppur negativi per 3,2 mld di $ e quelli di Bank of America, negativi per 1 miliardo di dollari, sono stati comunque migliori delle attese degli analisti.

Come se la crisi finanziaria più pesante dal '29 ad oggi non fosse quasi esistita. E verrebbe voglia di dire che ormai ne siamo fuori, che si comincia veramente a respirare aria di ripresa consolidata..... e quindi è giusto che i mercati azionari continuino a salire, spinti da dati economico-finanziari sempre migliori, ed è giusto pensare che continueranno a farlo anche in futuro.

Mi chiedo se non ci sia un errore, se qualcuno ci stia nascondendo qualcosa, o semplicemente se qualcosa mi stia sfuggendo. Un particolare, un dettaglio, qualcosa....

Ed allora approfondiamo l'analisi: i risultati economici sono incredibilmente buoni, migliori di ogni più rosea aspettativa degli analisti, ma i numeri sono ancora una volta ingannevoli.... gli utili arrivano tutti dal trading, dall'attività speculativa, dalla finanza creativa. La divisione "banca d'investimento" guadagna quasi come nel 2007, mentre la divisione "banca commerciale" porta perdite d'esercizio ed ha visto i propri numeri peggiorare in maniera preoccupante (basti a titolo di esempio il caso di Bank of America:  le perdite su crediti sono salite di 5,3 mld di $ dalla fine del 2008 ed ammontano a 11,7 mld di $, le sofferenze hanno raggiunto quota 33,8 mld di $).

Ecco cosa sta succedendo: l'enorme liquidità messa a disposizione del sistema bancario viene utilizzata dallo stesso per fare utili da trading, per migliorare i bilanci con operazioni finanziarie.

La mia impressione è che l'andamento dei mercati azionari sia "drogato", che siano gli istituti bancari di grandi dimensioni che fanno salire i corsi, sostenendo il mercato, portandolo a livelli non giustificati dai fondamentali macroeconomici mondiali.

Non sto "gufando" per un ribasso di borsa, non sono "ribassista". Voglio solo farvi riflettere sul fatto che l'attuale "ripresa" economica sbandierata da più parti dovrà fare i conti con 60 milioni di nuovi disoccupati, con deficit di bilancio statale molto più pesanti di un anno fa (ovunque nel mondo, non solo nella "Vecchia Italia"), e con un'enorme massa monetaria che presto o tardi verrà drenata e riportata a livelli "fisiologici".

Credo che ad un certo punto, quando avranno "la pancia piena", le banche d'investimento smetteranno di sostenere il mercato azionario.... e come sempre succede, il cerino resterà in mano al "parco buoi", che poi siamo noi: gli investitori privati.




"Settimana dell'Investitore: seminari gratuiti" del 22/09/2009 13.06.39

Nel corso della Settimana dell'Investitore la Cavini Consulting organizza una serie di seminari riguardanti il mondo degli investimenti, il risparmio gestito, gli strumenti di investimento efficienti, il rapporto impresa banca e l'attività del consulente finanziario indipendente.

I seminari in calendario sono i seguenti:


Consulenza Finanziaria Indipendente: le basi per l’investimento consapevole

Parte prima

-      La consulenza pura e la consulenza strumentale alla vendita: mai chiedere all’oste quanto è buono il suo vino

-      Il risparmio gestito: caro Fondo, ma quanto mi costi!

-      Banca-assicurazione: se la conosci “probabibilmente”  la eviti

-      Strumenti di investimento efficienti: gli ETF – vi spiego perchè le banche non ve li consigliano ma li utilizzano nella gestione dei propri soldi.

-      L’importanza della Diversificazione: mai mettere tutte le uova nello stesso paniere.



Consulenza Finanziaria Indipendente: le basi per l’investimento consapevole

Parte seconda

-      Bot a rendimento zero: come gestire la propria liquidità nelle varie situazioni di mercato

-      Titoli di Stato ed Obbligazioni: come e quando comprarli

-      L’investimento nel mercato Azionario: ma è veramente una questione di “lungo periodo”?

-      Materie prime: moda o opportunità?

-      La correlazione Rischio/Rendimento: una regola imprescindibile

-      Semplice è bello: come costruire un portafoglio semplice, equilibrato e redditizio contenendo i costi



I rapporti tra Impresa e Banca

-      Banche: qual’è il numero giusto per la mia azienda? Quanti rapporti intrattenere?

-      Basilea 2: la normativa attuale e le prospettive future

-      Mal di budget: la vera causa di un’operatività “discutibile”

-      Asimmetria informativa: come “combattere” alla pari con il sistema bancario

-      Il ruolo del Consulente Finanziario Indipendente nel rapporto impresa/banca


La partecipazione ai seminari è gratuita. E' obbligatoria la prenotazione (chiamare lo 055/0935327 o mandare una mail ad info@caviniconsulting.com indicando il seminario di interesse)




"Contenimento del costo delle Commissioni Bancarie" del 15/09/2009 17.41.20

La scorsa settimana mi sono recato in Banca (uno dei principali gruppi bancari a livello nazionale) per contrattare le condizioni del conto corrente di una società mia cliente.
Come da accordi già intercorsi con il cliente, presi a seguito di un'attenta analisi dei vari rapporti bancari esistenti, il mio compito era quello di portare le condizioni entro determinati parametri, oppure  far predisporre la chiusura del rapporto (La banca in oggetto non è istituto di riferimento per il mio cliente e le condizioni non sono le migliori del mercato...). Fin qui niente di particolare, potremmo definirla normale amministrazione.
La vera sorpresa l'ho avuta quando, parlando delle "commissioni creditizie" (per capirsi quelle che hanno sostituito le cms e che vengono applicate per la messa a disposizione della provvista), il funzionario della banca mi abbia detto "Le commissioni che noi applichiamo sono dell'1,50% trimestrale e non sono modificabili, e certamente sarà così fino alla fine del trimestre in corso. Sa com'è, con i tassi così bassi ed il margine di intermediazione ridotto, la banca ha necessità di bilancio.... e non mi stupirei se si potessero modificare soltanto a partire dal nuovo anno"
Al che io ho fatto notare che per legge dello Stato le commissioni creditizie erano state fissate alla cifra massima dello 0,50% trimestrale. Che non ricordavo il nr della legge, ma ero sicuro che fosse così.

Per togliere ogni dubbio, il funzionario ha alzato il telefono ed ha chiamato il suo ufficio competente: la risposta è stata precisa e rapida: "non abbiamo notizia di nessuna norma a riguardo, per noi la misura è 1,50% trimestrale".
Io ho dato disposizione che venissero revocati i fidi, ho fatto sapere che mi sarei documentato a riguardo ed avrei inviato gli estremi della legge, mi sono alzato ed ho cotresemente salutato.

Ho voluto parlare di questo episodio perchè facendo il vecchio "conto della serva"  se la banca segue la legge, spariscono un 4% di ricavi dal conto economico (mica poco con i tempi che corrono) ed i correntisti non si vedono gravati da un 4% di commissioni in più.
Sarà mica che l'ignoranza della legge è, come dire, a tempo? Intanto mettiamo a bilancio sontuose commissioni, poi ad anno nuovo ci accorgiamo che abbiamo sbagliato e rimborsiamo i clienti che ce lo chiedono.... i numeri del 2009 saranno senz'altro migliori e la quotazione di borsa salirà.....

Tanto per la trasparenza, è giusto dire che la stessa Abi ha inviato a tutti gli Associati una counicazione informativa in data 27 agosto per renderli informati del contenimento legislativo delle commissioni creditizie. 

Gli estremi del provvedimento legislativo che disciplina la materia sono i seguenti:
Articolo 2, comma 2 del DL primo luglio 2009, convertito in Legge 3 Agosto 2009, nr 102.

Veramente difficile non esserne a conoscenza,  a meno che....ignorare la legge non sia fattore di creazione di utili!





"La Ripresa Economica? Tra due anni, forse tre..." del 07/09/2009 19.58.44

Nel corso del workshop di Cernobbio che ha avuto luogo questo fine settimana, Nouriel Roubini (non “uno qualsiasi” ma forse uno dei pochi economisti – se non l’unico – che abbia saputo prevedere l’attuale crisi finanziaria ed economica con largo anticipo) indica questi tempi per una ripresa definitiva e mette in guardia dall’attuazione di frettolose exit strategies da parte dei Governi mondiali.
“Chi parla di segnali di ripresa se non di una crisi ormai superata dimostra che la lezione non è stata ancora debitamente appresa” ha spiegato nel corso del suo intervento aggiungendo che “Potrebbero volerci almeno due o tre anni per tornare a un livello di crescita del 2% per ‘Europa e il Giappone e del 3% per gli Stati Uniti”. Questo nella migliore delle ipotesi: “Di certo la ripresa sarà lunga, ma comunque stilizzabile nella lettera U, anche se vi è il pericolo crescente di una W, cioè di una nuova recessione”. Questo perchè “Non sarà facile mettere a punto la exit strategy corretta. L’America potrebbe sbagliare a fermare troppo presto i sostegni all’economia rimuvendo gli stimoli fiscali e monetari, inducendo una nuova recessione. D’altra parte c’è il rischio di muoversi troppo tardi con la conseguenza di creare giganteschi deficit, inflazione fuori controllo e una crescita anemica”.

L’analisi del Professor Roubini è precisa e puntuale, e merita senz’altro alcune riflessioni.
Da più parti leggiamo e sentiamo dire che la crisi è ormai alle spalle, che il fondo è stato toccato, che ci sono nuovi segnali di ripresa che confermano precedenti segnali di rallentamento della crisi …. Ogni dato positivo viene enfatizzato quasi a stigmatizzare il fantasma della recessione. E la voglia di lasciarsi andare e credere che sia realmente così è tanta.

Tuttavia io credo che il ruolo di un buon consulente indipendente sia quello di restare freddo, vigile ed analizzare la situazione in maniera distaccata, asettica. Con l’obiettivo di arrivare a delle conclusioni che siano le più oggettive possibili. E per far questo non resta che riferirsi ai dati macro, ad indicatori statistici “non di parte” (con la convinzione – e la speranza…- che gli Organismi demandati alla loro raccolta e formulazione siano stati rigorosamente rispettosi delle regole) e fare delle analisi temporali per valutare l’evoluzione degli stessi (negli ultimi 12 mesi) e capire dove stiamo andando.

I principali indicatori mondiali della Fiducia hanno visto negli  ultimi 12 mesi un andamento ad U,  proprio come indicato da Roubini. Così la fiducia dei consumatori americani al 28 agosto scorso era pari a 47,4 (mensile in punti indice) essendo passata da 38,6 a fine 2008, mentre 12 mesi fa si attestava a 51,9 punti. Lo stesso dicasi per l’indice IFO Aspettative tedesco (90,4 punti al 28 agosto 2009 , 76,9 al 31 dicembre 2008, 89,5 punti 12 mesi fa), o per l’indice Zew (vedasi a riguardo l’articolo del collega Cesare Nistri). Andamenti simili si ritrovano in quegli indicatori compositi (dove il punteggio finale è la somma di una serie di risposte quali-quantitative che vengono fornite dai managers delle principali aziende e relative alle condizioni del mercato ove le stesse operano) come l’ISM manifatturiero americano (48,9 punti indice al 28 agosto, contro i 32,9 di inizio anno ed i 49,5 di 12 mesi fa), o l’ISM servizi americano (rispettivamente 46,4 punti, 40,1 e 49,6) o l’indice FED di Philadelphia (-7,5 punti al 28 agosto, -36,1 ad inizio anno, -16,7 di dodici mesi fa).

La  situazione cambia drasticamente quando si analizzano i dati dell’economia reale: le vendite al dettaglio (escluso il settore auto) sono scese del 8,5% in Usa, del 2,4% in area Euro, del 23,3% in Giappone e cresciute del 15% in Cina nel mese di Agosto (dato mensile – variazione % su 12 mesi). Lo stesso parametro era migliore a fine 2008 (Usa -7,1%, Area Euro -2%, Giappone -11,2%, Cina +19%) ed ancora più positivo 12 mesi fa (Usa +5,6%, Area Euro -1,6%, Giappone +4%, Cina +23,3%). Stesso andamento per il mercato del lavoro, (gli Usa segnano il ventesimo mese consecutivo di calo dell’occupazione vedendo  il tasso di disoccupazione salire dal 5,8% di 12 mesi fa al 9,7% attuale, il Giappone passa dal 4% al 5,7% e l’Area Euro vede il numero dei senza lavoro salire alla ragguardevole cifra di quasi 9 milioni di unità..). Per quanto riguarda la produzione industriale il crollo è ancora più marcato (gli Usa passano dal -1% di 12 mesi fa al -13,1% di agosto 2009, l’Area Euro dal -0,6% al -17%, il Giappone dal -0,2% al -23,5%, la Cina – vera locomotiva del mondo – scende dal + 14,7% al +10,8%).  Anche i consumi privati sono in calo ovunque nel pianeta, come dimostrano i dati sull’inflazione che registra valori negativi nelle principali aree economiche (Usa -2,1%, area Euro -0,7%, Giappone -2,2%, Cina -1,8%). Ed infine anche l’ormai tristemente famoso indice sul mercato immobiliare Case Shiller segnava al 30 giugno il valore 153,2 rispetto al 162,12 di inizio anno e 180,52 di 12 mesi fa.

In conclusione possiamo affermare che l’attuale ripresa è figlia degli interventi a sostegno dell’economia messi in atto di concerto dai vari governi mondiali (solo l’amministrazione Obama ha investito la modica cifra di 787 miliardi di dollari in infrastrutture); è una ripresa finanziariamente “dopata”, che non si basa su fondamentali economici. Gli attuali aumenti degli ordinativi per le imprese sono frutto del fisiologico reintegro delle scorte (i magazzini delle imprese sono vuoti – le scorte all’ingrosso Usa sono passate da un +9,4% di 12 mesi fa al – 10,3% dello scorso 30 giugno). Cosa succederà quando inizieranno ad essere applicate le exit strategies di cui si comincia a sentir parlare? Secondo l’Organizzazione internazionale dei lavoratori dalla crisi emergeranno circa 60 milioni di disoccupati in più con oltre 200 milioni di lavoratori spinti verso la soglia della povertà. Mi domando: in queste condizioni, chi sosterrà i consumi quando gli interventi statali cesseranno? Ed anche ipotizzando che dal 2012 le economia mondiale ricominci a crescere ad un trend del 3%, quanto tempo ci vorrà per recuperare 60 milioni di posti di lavoro (venti dei quali tra Usa ed area Euro…)?

Non voglio essere pessimista e pensare che l’azione dei governi mondiali non sarà perfettamente coordinata nel momento di applicare le exit strategies (le conseguenze di ciò sono già state riportate sopra citando il Professor Roubini). Tuttavia alla luce di quanto esposto sopra, la ripresa economica sarà lunga, dolorosa, molto probabilmente avrà un andamento a W e costringerà per molti mesi, forse anni, a “navigare a vista”.

Dotatevi di una buona bussola.




"La Settimana dell'Investitore" del 04/09/2009 20.02.36

L'Associazione Nazionale dei Consulenti Finanziari Indipendenti (Nafop) ha organizzato la prima Settimana dell'Investitore: si terrà dal 10 al 18 Ottobre prossimi. Durante questo periodo tutti gli uffici dei consulenti finanziari che aderiscono all'iniziativa resteranno aperti ed i professionisti saranno a disposizione degli investitori per un incontro gratuito e senza impegno.

La "Settimana dell'Investitore" avrà lo scopo di sensibilizzare le famiglie italiane sui temi del risparmio consapevole, della pianificazione finanziaria e della protezione dei patrimoni, dando loro la possibilità di usufruire di un incontro presso la sede dell'Associato Nafop più vicino e con l'obiettivo di dare una prima assistenza ed una risposta a diverse domande:

  • "Come funzionano i prodotti finanziari che ho in portafoglio? Quali rischi corro? Quanto mi costano? Quanto mi costeranno ancora?"
  • "Quello che mi ha proposto ieri la banca è davvero un buon affare per me? Mi dà un suo parere su questo prodotto?"
  • "Da una prima valutazione, i miei investimenti sono coerenti con i miei obiettivi e la mia situazione finanziaria? Qual è l'utilità di una corretta pianificazione finanziaria?".
  • "E' vero che da oggi c'è un professionista che può affiancare la mia azienda in tutte le scelte finanziarie e trattare per mio conto le condizioni con le banche, razionalizzando le spese e aiutandomi a prendere le giuste decisioni di finanza aziendale?"
  • "Chi è il consulente finanziario indipendente? Perchè dovrei farmi assistere da un professionista? È vero che non può entrare in possesso dei miei soldi?" 

Per rispondere a questi e molti altri quesiti i nostri uffici rimarranno aperti durante la settimana dell'investitore. Contattateci per fissare un appuntamento gratuito e fare un primo passo concreto per migliorare la vostra situazione.

Cavini Consulting aderisce alla Settimana dell'investitore. Vi aspettiamo.




"La crisi si supera con più credito" del 22/07/2009 9.57.02

La ricetta per superare la recessione? Riattivare il circuito del credito alle aziende ed alle famiglie, congelato ormai da mesi. E dato che la ripresa non arriverà fino al 2010, l’unica strada per resistere fino all’uscita dal tunnel è che le  banche accelerino i prestiti alle imprese ed alle famiglie.

Così il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, ha tuonato nel corso del suo intervento a Monaco di Baviera la settimana scorsa. Ha anche lanciato un “richiamo” alle banche affinchè continuino ad erogare prestiti alle imprese ed alle famiglie “a tassi di interesse appropriati e con volumi adeguati”.

Al Presidente della Bce ha fatto eco il ministro delle finanze tedesco, Peer Steinbrueck, il quale ha inviato una lettera all’Associazione Bancaria del proprio Paese nella quale, in sintesi, afferma che si attende che le banche concedano concretamente credito alle imprese ed a condizioni vantaggiose, e premette che seguirà personalmente lo sviluppo dell’assegnazione del credito da qui a settembre (evidentemente i funzionari bancari tedeschi nel mese di agosto continuano a deliberare……. mentre i nostri sono sotto l’ombrellone), dopodichè deciderà come intervenire non escludendo di poter applicare sanzioni alle banche “meno virtuose”.

Fatta questa premessa, mi soffermo brevemente sulla situazione italiana: mentre il credito alle famiglie per il momento tiene, quello alle imprese è decisamente in calo. Gli ultimi dati ufficiali (primo trimestre 2009) vedono una riduzione dei volumi degli accordati (ovvero i crediti concessi alle imprese) a livello di sistema bancario italiano. Se fosse possibile entrare più nel dettaglio, si vedrebbe come la riduzione dell’accordato sia molto più evidente per le pmi che non per la grande impresa, cosa doppiamente grave visto che il tessuto industriale italiano è basato proprio sulle piccole e medie imprese.

E qui nasce spontanea una considerazione: dato che abbiamo un sistema bancario che nel complesso si è dimostrato attentissimo ai problemi dell’economia ed alla crisi generalizzata che attraversa il Paese (e sono ovviamente ironico…), così attento che alla prima occasione capitata (abolizione cms, introduzione spese per la messa a disposizione della provvista) ha rifilato commissioni annue spropositate, (in alcuni casi fino al 6% annuo – ed anche Draghi ha dovuto “bacchettare” il Sistema) costringendo il Governo a ridurle per legge, fissando un tetto massimo allo 0,50% trimestrale, che possibilità abbiamo di riuscire a sfangarla anche questa volta? Chi interverrà per far si che tutta la liquidità presente sull’interbancario (perchè adesso c’è…) venga utilizzata per dare ossigeno ad imprese e famiglie invece che restare depositata sui conti della Bce? Basterà la “moral suasion” che prima Draghi e poi Cardia hanno attuato? Serviranno ulteriori Decreti governativi? Non ho risposta a riguardo, e qui chiedo che venga aperto un dibattito.

Una cosa so per certo: il nostro sistema bancario deve vivere una riforma profonda, radicale, che lo faccia tornare “indietro” a quando la banca svolgeva realmente quel ruolo economico sociale di prestatore di denaro, di volano dell’economia. Quando i bilanci bancari si costruivano sul margine di interesse e gli stipendi dei manager non erano funzione esponenziale dei budget di prodotto, e gli sportellisti del comune di Ribolla non erano “costretti” a piazzare nel portafoglio del pensionato di turno titoli strutturati ad elevato valore aggiunto (sempre per il conto economico della filiale….)

Ma questa è un’altra storia, e ne parlerò in seguito




"Sparisce la CMS.... nessun problema, c'è già pronto il suo sostituto" del 09/06/2009 9.17.55

Il Decreto Legge 185/2008 (meglio conosciuto come decreto anticrisi) ha regolamentato l'applicazione delle commissioni di massimo scoperto (CMS) riducendone drasticamente il campo di intervento. Ottima iniziativa, dato che da sempre le cms sono una delle voci che più incidono all'interno degli oneri finanziari sostenuti da privati e aziende.
Il fatto che ritengo doveroso segnalare è la pronta risposta del "Sistema bancario" a questa iniziativa del Governo: i clienti più attenti si saranno già accorti che dal primo luglio 2009 i loro affidamenti non vedranno più le cms ma una nuova forma di "prelievo" che va sotto il nome di "spese per la messa a disposizione dei fondi per il servizio di affidamento in conto corrente", o  "commissione sul fido accordato" o ancora "corrispettivo per l'accordato". Come dire, fatta la legge... trovato l'inganno! Non solo, la vera beffa è data dal fatto che questa commissione (che arriva anche all'1% trimestrale) viene calcolata sul fido accordato (quindi indipendentemente dall'effettivo utilizzo dello stesso!!). La vecchia cms veniva calcolata sul massimo ammontare della cifra utilizzata (di regola all'interno della cifra massima di fido accordato) ed era quindi una base di calcolo più bassa. Adesso, indipendentemente da quanto si utilizzi (paradossalmente anche nel caso di mancato utilizzo del fido nel trimestre....) si vede applicato il nuovo "balzello".
A peggiorare le cose, alcuni Istituti prevedono l'applicazionedi "spese per utilizzo oltre fido" o "in assenza di fido" consistenti in un importo giornaliero fisso per scaglioni di sconfinamento (es: 5 € al giorno per sconfini fino a 5.000€, 10 € al giorno per sconfini fino a 25.000€ e così via).
Ancora una volta il nostro sistema bancario ha trovato il modo per "stare vicino" al sistema economico in un momento di crisi..... Ancora una volta nessuno ne parla.




"Tassi a "zero"..... e la banca inizia a proprre la copertura" del 05/05/2009 20.14.56

Con i tassi sempre più bassi gli istituti di credito iniziano a proporre ai propri clienti operazioni di copertura in modo da tutelarli da eventuali rialzi del costo del denaro.
Operazione lodevole e  da prendere sicuramente in considerazione, perchè una cosa è certa: è questione di tempo, ma presto o tardi la curva dei tassi riprenderà la sua normale inclinazione (...al rialzo).
Tuttavia prima di sottoscrivere un prodotto di copertura dal rialzo dei tassi, va valutato attentamente per comprenderlo bene e capire due aspetti fondamentali: il costo reale dello stesso e l'effettiva convenienza del livello di protezione previsto. 
Purtroppo in passato è' successo più volte che l'unico soggetto che ha realmente guadagnato dalla sottoscrizione di una copertura sia stata la banca!!!
Riassumendo: proposta interessante, potenzialmente molto utile, da valutare attentamente insieme ad un esperto indipendente che vi consigli al meglio.




"Asimmetria Informativa" del 28/04/2009 15.22.05

La Consob nella Comunicazione n. 9019104 avente ad oggetto "Il dovere dell’intermediario di comportarsi con correttezza e trasparenza in sede di distribuzione di prodotti finanziari illiquidi" ha richiamato il concetto di "asimmetria informativa" presente all'interno del sistema bancario (da intendersi in senso lato) con particolare riguardo ai prodotti finanziari illiquidi.

Premesso che sarebbe necessario definire esattamente cosa debba intendersi per prodotti finanziari illiquidi (e dato che sono convinto che non tutti i lettori li conoscano, dedicherò all'argomento uno specifico approfondimento), credo fermamente che l'asimmetria informativa (ovvero la diversa qualità  e quantità di informazioni disponibili a riguardo di un certo strumento/prodotto bancario tra banca e cliente) non sia specifica dei soli strumenti illiquidi, ma riguardi l'attività bancaria nel suo complesso.

Pertanto ben venga questo primo passo della Consob (che ha indicato esattamente comportamenti e procedure che il sistema bancario dovrà attuare per colmare questo gap di informazioni e rendere l'investitore consapevole), ma la strada da percorrere per portare il cliente (e non solo la clientela retail, ma anche tantissime aziende di dimensioni  medio piccole) a trattare in modo equo, trovandosi sullo stesso piano, con il sistema bancario è ancora molto lunga. In quest'ottica il ruolo del consulente indipendente è fondamentale: affiancando la clientela, renderndola informata e conssapevole, aiutandola nelle scelte di investimento, finanziamento e copertura dei rischi, facendone crescere la cultura finanziaria e tutelandola da quegli spiacevoli inconvenienti che la mancanza di informazione può "generare"....




"ETF: strumenti "sconosciuti" al sistema bancario... o quasi" del 23/04/2009 18.16.31

Gli ETF (Exchange Traded Funds) non sono la panacea degli investimenti e non risolvono certo le problematiche del risparmiatore. E su questo siamo tutti daccordo. Ma sono degli ottimi strumenti di investimento, sono efficenti, costano poco, sono negoziabili in tempo reale, hanno un patrimonio segregato e potremmo continuare a tesserne le lodi. Riassumo dicendo che  concentrano in un solo strumento i pregi delle azioni/obbligazioni  e dei fondi comuni di investimento.
Sono così efficienti che, udite udite, vedono tra i principali sottoscrittori società di gestione, banche e imprese, successivamente Hedge Funds e per una parte residuale (3%, 4%) i singoli risparmiatori. (Fonte DB x-trackers, terzo player europeo con circa 20 miliardi di euro di raccolta in etf).
Sintetizzando: le banceh NON li consigliano alla loro clientela (la rete commerciale è "spintaneamente" orientata verso la raccolta diretta o il risparmio gestito) ma li sottoscrivono abbondantemente in prima persona (per la propria tesoreria od all'interno dei fondi comuni che poi vengono venduti ai clienti maggiorati di generose commissioni di gestione....)
Come diceva Arbore.... meditate gente, meditate......




"Portabilità dei mutui: effetti collaterali della Legge Bersani" del 18/04/2009 16.25.33

la legge Bersani (per intenderci quella che ha introdotto la portabilità dei mutui sugli immobili residenziali attraverso l'utilizzo della surroga dell'ipoteca con costo "zero" per il cliente mutuatario) ha si dato la possibità a tutti i clienti in regola con il pagamento delle rate di mutuo (perchè per i cattivi pagatori, di fatto è impossibile surrogare il mutuo in questo modo: nessuna banca è disposta ad intervenire...) di cambiare banca a costo zero e di migliorare le condizioni del mutuo (tasso, spese di cc, costo rid, etc), ma ha avuto anche un paio di effetti collaterali di non poco conto.
Per prima cosa vi è stato un generalizzato aumento delle spese di istruttoria sui mutui di acquisto (in alcuni casi si arriva anche all'1% dell'importo del mutuo) e secondariamente, sempre più spesso la banca affianca al mutuo la vendita di una polizza assicurativa (tcm o cpi) a premio unico anticipato per tutta la durata del mutuo che viene finanziata collateralmente al  mutuo e "spalmata" su tutta la durata dello stesso. La sottoscrizione di queste polizze non è obbligatoria, è "spintanea" (se non ci mettiamo la polizza, il mutuo non viene concesso.... - questa  la frase che viene generalmente pronunciata dal funzionario di banca che istruisce la pratica di mutuo). Ed in quesro, ancora una volta, le banche hanno fatto "cartello".
Tale comportamento non è scusabile, ma è comprensibile in un'ottica economicocommerciale: le spese di istruttoria sono un sostituto della penale di estinzione anticipata che non c'è più (per legge) e la polizza serve a mandare in utile il prodotto mutuo sin da subito (ed allo stesso tempo rende più dificile per il cliente cambiare banca) anzichè dopo 12 - 18 mesi. Anche perchè dopo 18 mesi il cliene potrebbe aver già cambiato banca 2 o 3 volte!!
La legge Bersani ha facilitato la portabilità dei mutui, ma ha reso il mutuo di acquisto molto più oneroso......




"Una questione di Etica" del 18/04/2009 15.57.19

Inizia oggi la mia attività "editoriale" sul sito della Cavini consulting. Il mio vuole essere un contributo alla diffusione di una cultura finanziaria improntata ai valori dell'etica, della trasparenza, della chiarezza, della tutela della "parte debole".
Per questo non troverete nella area news articoli di analisi tecnica o segnali di acquisto (in internet ci sono sin troppi siti di trading, ed un sacco di analisti, e tutti molto più bravi di me!!!), bensì cronache della vita professionale di un consulente finanziario indipendente che quotidianamente si relaziona con banche, società di gestione del risparmio, analisti ed operatori della finanza, imprese, clienti, singoli risparmiatori. Vi racconterò ciò che non funziona, ciò che non va, ciò che andrebbe cambiato nel nostro sistema finanziario. Ma metterò in luce anche gli aspetti positivi del sistema, anche quella serie di organizzazioni (pubbliche o private) che funzionano bene e che gestiscono le situazioni più disparate sempre nel migliore dei modi e comunque nell'interesse del cliente.
La mia sarà un'ottica parziale, soggettiva, ma pur sempre indipendente e libera da conflitti di interesse. Non ho la presunzione di essere il depositario della ragione. Ma ho la serenità di chi opera seguendo sempre l'etica professionale. Ed in quest'ottica porterò avanti l'area news del mio sito: narrando i fatti con spirito critico, sempre nel rispetto delle regole, con la speranza di contribuire ad arricchire (anche solo in piccola parte) la cultura finanziaria dei miei lettori.
Concludo con un ringraziamento a Serena, che con il suo "costante lavoro" ha positivamente stuzzicato il mio spirito critico, ed a Fabio, che ha reso possibile tutto questo.
Cesare Cavini